| De Bona: “Investire sulle giovani generazioni, dentro e fuori dai confini regionali, sarà un obiettivo prioritario per le iniziative regionali” |
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Oltre la metà (54%) dei cittadini italiani residenti all’estero è costituito da giovani al di sotto dei 35 anni. Il 60,6% degli “under 35” è concentrato in Europa e tra di loro sono numerosi i neolaureati che hanno lasciato l’Italia per cercare all’estero migliori opportunità. Ad evidenziarlo è un recente studio compiuto dagli uffici della Regione Veneto, i cui risultati sono stati presentati in occasione della riunione della Consulta dei Veneti nel Mondo che si è svolta a fine novembre a Montevideo, in Uruguay, sotto la presidenza dell’Assessore regionale ai flussi migratori Oscar De Bona, per tracciare gli indirizzi e le linee operative per il triennio 2010-2012.
Negli ultimi anni i giovani hanno spostato sempre più spesso all’estero la ricerca di un lavoro in linea con il proprio percorso di studi, accompagnato da retribuzione appropriata. Questo capitale umano che ricerca all’estero migliori prospettive per il futuro, rappresenta uno spreco di talenti e di risorse investite nella formazione. Il fenomeno, conosciuto con l’espressione "fuga dei cervelli", caratterizza anche il Veneto, con tendenza crescente a una sempre maggiore mobilità. Le scelte dei giovani veneti si orientano soprattutto verso il Regno Unito (19,2%), la Francia (12,6%), la Spagna (11,4%) e gli Usa (9,8%). La quota di laureati che si trasferiscono all’estero rappresenta circa il 3% del totale.
Lo studio mette in risalto che questi giovani, a differenza delle generazioni passate che hanno lasciato l’Italia, non sognano affatto di rientrare: a cinque anni dalla laurea, sono, infatti, 52 su 100 i laureati occupati all'estero, principalmente con titoli nel ramo scientifico e tecnologico, che considerano molto improbabile il loro ritorno. Le migliori offerte di lavoro hanno anche un riscontro economico. Dall'indagine viene evidenziato che i salari di coloro che lavorano all'estero sono più alti: un laureato che lavora in Italia dopo cinque anni che ha conseguito la laurea percepisce circa 1.350 euro, mentre all'estero supera i 2.100. Di conseguenza l’ipotesi di rientrare non è immediata. Più in dettaglio, oltre il 69% dei veneti laureati che hanno trovato lavoro all'estero intende probabilmente tornare nel paese natale (quasi il 14% in più del dato medio nazionale), ma il rientro nel 67% dei casi non è previsto nei prossimi due anni. A essere, comunque, sicuri di ritornare risulta solo il 14,1% dei veneti e il 17,7% degli italiani.
“Investire sulle giovani generazioni, dentro e fuori dai confini regionali - commenta De Bona - sarà un obiettivo prioritario per le iniziative regionali”. (ItalPlanet News)
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