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èItalia numero 48, Novembre-Dicembre 2007
Sulle tracce degli Italiani d’Australia
di Ghileana Galli
MIGRANTI "DEFINITIVI", MA CHE NON HANNO MAI DIMENTICATO LE LORO ORIGINI - Forse in pochi lo sanno, ma Sydney deve la maggior parte dei suoi edifici ad un architetto friulano. Ed esistono cittadine in cui il 60% della popolazione è di origine italiana

Nonostante la distanza geografica, l'Italia e l'Australia possono contare su uno stretto legame, che affonda le sue radici in particolare nel periodo del secondo dopoguerra, quando si scatenò l'emigrazione di massa. Naturalmente, chi decideva di partire per questa lontana terra, lo faceva con l'intenzione di stabilirvisi definitivamente, e quindi convinto della necessità di adeguarsi il meglio possibile a questa nuova realtà, di diventarne parte integrante. Ciò, però, non significò abbandonare le proprie origini, anzi.

MELBOURNE E SYDNEY . La dimostrazione ci arriva da Melbourne, la città australiana dove più numerosa è la comunità italiana (è qui che si concentra circa il 90% degli Italiani presenti nello stato del Victoria), ma dove soprattutto i nostri connazionali si sono "fatti notare" per i successi ottenuti a livello economico e politico: sono ben 3 i ministri di origini italiane, senza contare i numerosi sottosegretari e deputati. Di non minore peso è la presenza italiana a Sydney, "tradita" sia dalle insegne dei numerosi ristoranti e dai menù dei tanti bar, sia dalla storia di molti suoi edifici. Qui, infatti, ben noto è il nome di Rinaldo Fabbro, architetto di origine friulana che raggiunse l'Australia nel 1949. A lui si deve l'introduzione del cemento armato nelle costruzioni, e, attraverso la sua azienda edile, la FabbroStone, costruì la maggior parte degli edifici che oggi caratterizzano Sydney, come la celebre Australia Square, dalla caratteristica forma circolare, che sorge nel centrale "business district", famosa per essere stata, dal 1967 (anno della sua costruzione) al 1976, il palazzo più alto della città.

IL CASO DI GRIFFITH. Ma esistono anche piccoli paesi che oggi sono considerati dei veri e propri baluardi di italianità. È il caso, per esempio, di Griffith, nel New South Wales. Qui la nostra emigrazione iniziò ancora prima, verso il 1913, e oggi il 60% dei circa 25mila abitanti che la popolano, è di origine italiana (per la maggior parte, veneti e calabresi); inoltre, l'italiano è la seconda lingua ufficiale, ed è insegnato a scuola a fianco dell'inglese. Oggi Griffith è soprattutto associata al buon vino e al buon cibo e – guarda caso – italianissimi sono i nomi di alcune delle più importanti aziende vinicole della zona, come Zappacosta, De Bortoli e Casella. Ma non solo: a marcare ulteriormente il legame con l'Italia, la nascita nel 2002 del Griffith Italian Museum, voluto dal sindaco John Dal Broi (di origine veneta) per testimoniare il grande contributo che gli Italiani hanno dato al Paese. Qui sono stati raccolti numerosi oggetti e documenti appartenuti alle prime famiglie italiane che hanno raggiunto questo angolo d'Australia; inoltre il Museo ospita corsi di lingua ed eventi dedicati alla cultura italiana.                   

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