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Numero 49, Gennaio-Febbraio 2008
“... e loro scoprirono l’America”
di Ghileana Galli
ITALIANI, TRADIZIONI E CULTURE IN MOVIMENTO - Un documentario in due puntate racconta gli Italo-Americani che hanno scritto la storia degli Stati Uniti, da Cristoforo Colombo ad oggi. Intervista all'ideatore del progetto, il regista Pino Tordiglione

Un percorso storico appassionante, che va da Cristoforo Colombo fino al contributo odierno delle eccellenze italiane d'oltreoceano: Rudolph Giuliani, Nancy Pelosi, Mario Cuomo e tanti altri italo-americani che hanno segnato il destino della Nazione più potente del Mondo. Un viaggio filmico improntato sul racconto e sui ricordi per far capire alle nuove generazioni il sacrificio e la laboriosità dei loro padri nelle terre d'oltreoceano. Si presenta così "Lontani dal Cuore... e loro scoprirono l'America", il documentario in due puntate trasmesso nello scorso mese di gennaio da Rai International, che disamina il contributo degli Italo- Americani per la crescita degli Stati Uniti d'America e dell'Italia. Ne abbiamo parlato con colui che ha ideato e realizzato questo ambizioso progetto, il regista Pino Tordiglione.

Come è nato questo documentario?
Personalmente, non sono nuovo al tema dell'emigrazione, dal momento che ho già realizzato diversi lavori in merito. L'idea di "...e loro scoprirono l'America" è però nata nel 2000, in seguito alla realizzazione del film-documentario in tre puntate "Seguendo il sol, lasciammo il Vecchio Mondo", che ripercorre la vicissitudini dell'emigrazione italiana attraverso il tour della "Amerigo Vespucci", che ha toccato i centri in cui più presenti e attivi sono i nostri connazionali in America: Baltimora, Philadelphia, New York, New Port e Boston. Attraverso questo lavoro, abbiamo cercato di rendere omaggio a quegli Italiani che hanno vissuto sulle proprie spalle questa esperienza, hanno sofferto, ma alla fine hanno realizzato il "sogno americano", ottenendo la libertà, il successo e uno spazio nella storia di questo grande Paese. Perché – non dobbiamo dimenticarlo – in ogni angolo americano c'è una storia italiana. Con "...e loro scoprirono l'America" abbiamo ripreso e ampliato questa tematica.

Come avete strutturato questo lavoro?
Era mia intenzione far capire che, se l'America è diventata la potenza che è oggi, è stato grazie a personaggi chiave come Cristoforo Colombo, che l'ha scoperta, ad Amerigo Vespucci, che le ha dato un nome, a Filippo Mazzei, uno dei padri della Dichiarazione d'Indipendenza americana, a Gaetano Filangeri e Cesare Beccaria, presi a riferimento per la stesura della Costituzione americana. Ma nel corso dei secoli, sono stati numerosissimi gli Italiani che hanno contribuito alla storia di questo grande Paese, alla sua crescita politica, economica e culturale, anche lottando contro pregiudizi, stereotipi negativi, episodi di razzismo e di intolleranza. Basti pensare che, a fine Ottocento, gli Italiani erano considerati una razza inferiore, al pari dei neri, e come tali trattati. Non bisogna del resto dimenticare che, se sono tanti coloro che ce l'hanno fatta a realizzare il loro sogno di libertà, ce ne sono anche tanti che non ce l'hanno fatta. E io stesso, in un certo senso, ho vissuto da vicino questa esperienza.

In che senso?
Mio nonno fu uno di coloro che nel 1926 sbarcò ad Ellis Island con la volontà di ricominciare la propria vita, di riuscire a realizzarsi al di là dell'oceano. Una volta sbarcato, trovò lavoro come manovale presso una ditta di costruzioni di Boston che, all'epoca, stava costruendo le fognature della città, ma rimase vittima di un incidente sul lavoro. Alla fine, fu costretto a rimpatriare. Ma con le gambe ormai paralizzate.

Il suo documentario parte da Colombo, ma arriva fino ai giorni nostri, e, attraverso una serie di interviste, presenta alcuni dei massimi personaggi della politica, della cultura, dell'economia.
In tutto, ho raccolto, nell'arco di otto settimane di riprese, le testimonianze di 47 esponenti di spicco della comunità italo-americana. Si tratta di personaggi diversi, che hanno dato vita ad una sorta di variegato "collage", ma in cui si ritrovano il comune legame alle proprie origini, seppur un fortissimo senso di appartenenza allo stato americano: non rinnegano infatti le loro radici, anzi, ne vanno fieri e lamentano spesso all'Italia di essersi dimenticata di loro, di ciò che hanno fatto, anche a favore della stessa Italia – si pensi alle migliaia di italo-americani morti nella seconda guerra mondiale per liberare il "loro" Paese. Però, dentro di loro, si sentono, sono, prima di tutto Americani.

C'è qualche personaggio che l'ha colpita in maniera particolare?
Sicuramente Mario Cuomo, ex Governatore dello Stato di New York: un uomo straordinario, dall'intelligenza acuta, veramente eccezionale. Ma anche Rosa De Lauro, deputato al Congresso americano, una donna dal carattere forte, determinata, ma che, parlando della sua terra, si è messa a piangere, commossa. Un altro personaggio straordinario è Rudolph Giuliani, già sindaco di New York e in corsa per la Casa Bianca: un uomo magnetico, estremamente affascinante, e dalla personalità molto forte.

Prossimi progetti?
Abbiamo in programma di organizzare una giornata dedicata a questo mio lavoro presso la American University di Roma, dove, insieme al Presidente di Rai International Piero Badaloni, ci confronteremo con gli studenti. Nel prossimo mese di marzo, invece, sarò negli Stati Uniti per presentare il mio documentario presso l'Istituto Italiano di Cultura di New York e presso la Generoso Pope Foundation. Ma non è escluso che il mio "tour" comprenda diverse tappe, visto che questo mio lavoro è stato realizzato, oltre che attraverso i filmati provenienti dagli archivi della Rai e della PBS, anche grazie al materiale messomi a disposizione da associazioni ed enti italo-americani come la Columbus Citizens Foundation, la NIAF, l'OSIA. Inoltre abbiamo realizzato, partendo da queste due puntate, un filmato di 50 minuti che verrà trasmesso anche da Rai Uno (nel prossimo mese di luglio) e dalla ABC. E poi contiamo di portare questo documentario nelle scuole italiane, per far capire agli studenti che i nostri connazionali hanno vissuto e sofferto ieri quello che vivono e soffrono coloro che oggi approdano sulle nostre coste.

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