Brillante avvocato, quarantaquattro anni, esponente di spicco della comunità italiana di Johannesburg, per sette anni membro del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all'Estero) e Presidente del Comites (Comitato degli Italiani all'Estero), Maurizio Mariano è stato recentemente avvicinato dall'ANC, il partito di Nelson Mandela, che gli ha chiesto di entrare nei suoi "ranghi direttivi". Una scelta difficile, perché, come egli stesso tiene a sottolineare, "avrà profonde ripercussioni sulla mia vita, sulla mia famiglia, sulla mia carriera, così come sul mio ruolo all'interno della comunità italo-sudafricana. È certo comunque che, qualora accettassi questo incarico, mi dedicherei a questo compito con il massimo del mio impegno e della mia onestà".
Nonostante i suoi numerosi impegni, Lei è molto attivo all'interno della comunità italo-sudafricana. Quali giudica siano oggi le sue esigenze più urgenti, soprattutto delle più giovani generazioni?
Le esigenze più gravi ed urgenti del Sudafrica, che incontra non solo la comunità italiana ma tutto il Paese, sono l'incidenza della criminalità, la crisi economica e sopratutto la povertà. Per tutti questi motivi, ho constatato con dispiacere che nei giovani appartenenti alla comunità italiana sta sempre più venendo meno la "certezza del futuro", e per questo i più bravi e meritevoli, i cosiddetti "cervelli", hanno iniziato a emigrare in Europa, negli USA, in Canada e in Australia, in cerca di lavoro ed opportunità. Poiché credo profondamente in questo Paese, spero che la situazione migliori e che in futuro quelle opportunità che i nostri giovani hanno iniziato a cercare all'estero, vengano loro offerte qui in Sudafrica, affinché possano fornire a questo Paese il loro contributo.
Oggi fa parte dell'ANC. Come si è avvicinato alla politica del suo Paese?
Potrei dire che, fin da quando, bambino, ho preso coscienza del mondo che mi circondava, ho iniziato a seguire con interesse le vicende del mio Paese. Non condividevo le scelte a suo tempo fatte dal Governo, che applicava in modo coercitivo l'Apartheid, e rimanevo esterrefatto ed addolorato nel vedere che gran parte della popolazione, tra cui molti miei amici, veniva discriminata solo per il colore della pelle. Per questo mi sono sempre schierato contro le cosiddette norme applicate dall'Apartheid e dal Governo che le sosteneva, e proprio a causa di questo mio atteggiamento – che sopratutto negli anni dell'Università potrei definire "attivo" – sono stato recentemente avvicinato dall'ANC, che mi ha chiesto di partecipare attivamente alla preparazione di quelle che saranno le nuove prospettive del partito in vista delle elezioni presidenziali e della formazione del nuovo governo in Sudafrica, che avverranno nella primavera del 2009.
Cosa l'ha maggiormente affascinata di Nelson Mandela?
Sono sempre stato un suo profondo ammiratore, e l'ammiro sia in quanto uomo che in quanto politico. Ricordo, in particolare, un episodio, che è rimasto indelebile nella mia mente. Era il giorno della elezione di Mandela a Presidente della Repubblica. Ricordo che alla fine del discorso di investitura, egli aveva a fianco l'attuale Presidente del Sudafrica Thabo Mbeki (persona di colore) e Mr. W. De Klerk (ultimo rappresentante, bianco, della componente Afrikaaner del Sudafrica). In quella occasione, alzò il braccio di Thabo Mbeki e quello di De Klerk come a voler significare che il tempo della "incomprensione" tra i due popoli era finito e che da quel momento tutti avrebbero dovuto unirsi e lavorare congiuntamente, dimenticando odio e patimenti, soprusi e oppressione politica. Probabilmente un gesto semplice e sincero nella sua essenzialità, ma che mi colpì profondamente, e continua a spingermi a dare il meglio di me stesso per raggiungere quegli obiettivi che quel gesto voleva significare.
Lei ha avuto l'opportunità di venire a contatto con gli alti vertici della politica dell'Italia e del Sudafrica. A suo parere, per puntare ad un miglioramento, cosa potrebbe prendere ad esempio la politica italiana da quella sudafricana, e cosa quella sudafricana da quella italiana?
Ritengo che l'Italia dovrebbe puntare ad un miglioramento dei rapporti che intercorrono tra i Ministri del Governo ed i cittadini, che sono troppo lontani tra di loro. Intendo dire che i Ministri dovrebbero essere più raggiungibili dalla gente comune, per raccoglierne le necessità ed, eventualmente, le lamentele. Per quanto riguarda il Sudafrica, occorrerebbe che nel parlamento, tramite l'espressione del voto popolare, maturi la presenza di una "opposizione" forte e pressante come quella che esiste in Italia.
Tornerebbe mai in Italia?
Se la domanda pretende una risposta secca e definitiva, risponderei di no. In verità, io sono nato in Sudafrica da genitori italiani emigrati, quindi in Italia non ho mai vissuto per un periodo così lungo da poter parlare di "ritorno". Quello che posso sicuramente affermare è che, pur essendo nato all'estero ed avendo la doppia cittadinanza (italiana e sudafricana), amo profondamente l'Italia, alla quale sono legate le mie radici più profonde. Viaggio spesso nel Paese per visitare parte della mia famiglia che ancora risiede in Abruzzo, mio nonno, gli zii e le zie, una miriade di cugini a cui sono molto legato, e tanti altri parenti ed amici. Senza poi dimenticare la commozione che provo nel visitare le bellissime località che hanno reso famoso in tutto il mondo il nostro bel paese, la cultura che ti avvolge, i musei con le loro meravigliose reliquie, le vestigia del passato che si trovano in ogni più sperduto paesino. Posso quindi affermare dal profondo del cuore e senza timore di smentita che è vero, amo tantissimo l'Italia.
