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èItalia numero 1, Gennaio-Febbraio 2000
Italiani in Brasile, 25 milioni di oriundi
di Antonello Colli
"E in famiglia si parla abitualmente in italiano"


La superficie del Brasile supera di oltre ventotto volte quella dell'Italia. Gli oriundi italiani (25 milioni) ammontano al quindici per cento della popolazione di quell'immenso Paese. Ma appena 130 anni fa, nel 1870, i nostri emigranti in Brasile erano meno di 3000. E' verso la fine del secolo XIX che il flusso migratorio diventa considerevole, crescente, impetuoso. Arriva il momento magico per il mercato del caffé. Da Napoli e da Genova salpano sempre più spesso i piroscafi carichi di braccia e di sogni. In poco tempo, gli italiani in Brasile sono oltre un milione. Naturalmente, si imbarcano soli. Per esempio, leggiamo che nelle stive del transatlanico Partenope (aprile 1884) sono ammucchiati 876 uomini ed è con loro una sola donna, clandestina.

Il fascino del grande Paese Sudamericano è calamitante. Matilde Serao, su II Mattino, pubblica un editoriale dal titolo Paradiso terrestre e poi un'inchiesta a puntate su La terra promessa. Leggiamo nell'esordio: "In Brasile c'è abbondante posto per chiunque voglia meritare la fortuna". Un'altra inchiesta illustrata, apparsa sul Poliorama Pittoresco, trova una profonda eco anche tra gli analfabeti che se la fanno leggere e rileggere, incantati, nelle affollatissime "sere di veglia" partenopee.

Un diadema di primati. Il Brasile è il maggior produttore mondiale di caffè, di cacao, di agrumi, di legname, di zucchero, di semi oleosi. Ha milioni e milioni di ettari fertilissimi che attendono di essere coltivati. Intere regioni sono pressoché spopolate. Le risorse minerarie sono colossali. Il clima è buono. In quel paradiso terrestre, vasto come un continente, scorre anche il più grande fiume del mondo, comodamente navigabile per 3100 chilometri. Insomma, al di là dell'Atlantico, si profila un mondo favoloso che accende i sogni e li trasforma in speranze.

Affari d'oro per le agenzie che si occupano del reclutamento: anticipano il danaro del viaggio che sarà ripagato a caro prezzo falcidiando i salarî. Quando riescono ad emanciparsi dal debito, gli esuli trovano lavoro in altre aziende e si aggregano in comunità, come Nova Venezia o Nova Milano, dando vita a tanti minuscoli frammenti d'Italia. Contadini impareggiabili. Ma anche artigiani, maniscalchi, fabbri, carpentieri, battellieri, meccanici, negozianti. Scrive un sociologo brasiliano dell'epoca, Jao Baptista Borges Peirera: "diversamente dagli altri contadini che lavorano solo di giorno, sotto gli occhi del capogruppo e quando il tempo e bello, gli italiani sono infaticabili, trovano sempre qualche cosa da fare e non di rado riescono a mettersi in proprio, producendo ricchezza per sé e per gli altri".

Arriva il Novecento. Mentre sorgono nuove industrie, gli italiani rappresentano il settanta per cento della forza operaia. E si deve alla creatività di alcuni pionieri se, accanto al lavoro subalterno, l'iniziativa italiana comincia a fiorire in spazî autonomi. Per esempio, nel 1898 alla periferia di San Paolo nasce la minuscola fabbrica di ceramiche dei fratelli Falchi e intorno ad essa sorge un "quartiere industriale" italiano, Vila Prudente, presto popolato da un migliaio di immigrati.

Non solo proletari. Non solo sterminati latifondi di caffé, di cacao, di soia o sterpaie da vivificare. Nell'edilizia, una posizione di grande spicco è presto raggiunta dalla Impresa Comolatti nonché dagli architetti Bardi e Gasperini. Si inaugurano teatri lirici con insigni artisti italiani. Frequentatissimi alcuni caffè-concerto con cantanti e fantasisti napoletani. Il primo studio cinematografico brasiliano fu aperto a Rio de Janeiro dall'italiano Giuseppe Labanca (1901). Il primo film a soggetto brasiliano, Gli strangolatori, fu girato dall'italiano Antonio Marzullo.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale si sono trasferiti in Brasile numerosi imprenditori che hanno fondato o rilanciato industrie altamente qualificate, come il friulano Luigi Papaiz, la cui azienda è ormai "leader" nel settore dei lucchetti e delle serrature. Scienziati, tecnici, ingegneri, operai specializzati sono presenti nel settore automobilistico, aeronautico, informatico, nucleare. A sera, nel sostare in alcuni caffé di San José do Campos, mi sono accorto che la lingua italiana vi era di casa come il portoghese: è da questa cittadina industriale che la presigiosa Embraer, già partner dell'Aeritalia (oggi, Alenia), fa decollare i suoi maneggevoli aerei noti a tutti i cieli del mondo.

L'Italia nel cuore. Le statistiche degli "oriundi" italiani in Brasile sono necessariamente approssimative anche perché ormai siamo giunti al quinto/sesto ricambio generazionale, e vi è una componente aritmetica scarsamente visibile. Ma le rilevazioni brasiliane sembrano più attendibili grazie alla loro organicità fin dai primi insediamenti del secolo XIX. Ed ecco alcuni dati significativi: un terzo del totale si è radicato nelle zone meridionali di colonizzazione libera, favorendo lo sviluppo produttivo di quelle regioni e l'avvento della piccola proprietà contadina. Per quanto concerne i matrimoni, negli anni della grande integrazione, tra le due guerre mondiali, il 71,3% si è unito con donne brasiliane, e il 20% con donne italiane.

Da un recente sondaggio risulta che il 14% degli oriundi, in famiglia, parla ancora la lingua italiana (nel novero sono compresi coloro che non hanno mai visto l'Italia). I non naturalizzati, i cittadini italiani a tutti gli effetti (anche elettorali), residenti in Brasile sono 261.000. Punto di riferimento: i cittadini italiani negli Stati Uniti sono 193.000.

Negli ultimi decenni la situazione morale dei nostri connazionali in Brasile è notevolmente migliorata rispetto all'anteguerra. Nel lontano 1939 era stata varata addirittura una legge che proibiva l'uso delle lingue straniere. Oggi, in un fervido scenario multietnico, il Governo di Brasilia e i ventotto Stati di quel grande Paese favoriscono il rilancio della nostra identità culturale anche con lo svolgimento di corsi di lingua italiana e (nello Stato di Rio Grande del Sud) addirittura di dialetto veneto. La nostra Comunità esprime, a tutti i livelli, la volontà di alimentare il senso delle proprie origini nell'àlveo di una esemplare "italianità" cui dobbiamo un rispetto solidale e profondo.

 

Fraternità spirituale

A colloquio con l'Ambasciatore Marco Cesar Meira Naslausky

L'Ambasciata del Brasile presso il Vaticano riveste una particolare importanza. Infatti il popolo brasiliano è il primo nel mondo per quanto concerne il numero dei Cattolici: oltre 130 milioni su circa 165 milioni di abitanti, compresi 25 milioni di oriundi italiani. Fino a quale punto questa fratellanza religiosa facilita l'integrazione ambientale dei nostri emigrati? In proposito, abbiamo intervistato l'Ambasciatore Marco Cesar Meira Naslausky, il dinamico ed appassionato Rappresentante di Brasilia presso la Santa Sede. Egli ha esordito così: "Gli immigrati italiani in Brasile hanno dovuto affermarsi in una terra straniera, ma non in un ambiente intellettuale a loro estraneo. Il fattore religioso era ed è elemento ispiratore ed affratellante di un universo culturale amico ed accogliente."

- Non v'è dubbio sul fatto che un forte potere aggregante scaturisca dalla condividisione della fede, dei Sacramenti, della sacralità matrimoniale, degli appuntamenti liturgici. Ma che cosa è cambiato nei rapporti con la Santa Sede durante il Pontificato di Giovanni Paolo II?

" I rapporti tra Brasile e Santa Sede si sono ulteriormente rafforzati. Il Presidente Fernando Henrique Cardoso ha effettuato una visita di Stato alla Santa Sede nel 1997 ed il Santo Padre, nel corso del suo Pontificato, si è già recato quattro volte in Brasile."

- Quale evento significativo è stato programmato per il Giubileo?

"Tra i molti gruppi è da segnalare quello formato da ex "bambini di strada" di Rio de Janeiro che hanno partecipato al Giubileo dei Bambini. L'incontro con il Santo Padre è stato davvero emozionante. Il 2000 coincide altresì con le celebrazioni del 500° anno dalla scoperta del Brasile, per cui è stata decisa la presenza del Cardinale Sodano in qualità di Legato Pontificio."

Carta d'identità

BRASILE: 8.549.165 kmq, 165 milioni di abitanti.
ORDINAMENTO:
Repubblica Federale. 25 Stati ed il Distretto Federale di Brasilia. CAPITALE: Brasilia (1,8 milioni di abitanti). Città principali: San Paolo (17 milioni ab.); Rio de Janeiro (10,5 milioni); Belo Horizonte (4 milioni). Altre nove città superano il milione di abitanti. Il 76% della popolazione vive in città.
AGRICOLTURA E ZOOTECNICA
: 27,4% del territorio. 160 milioni di bovini, 40 milioni di suini; 42 milioni di ovini; 9,3 milioni di equini tra cui 5,8 milioni di cavalli (primato mondiale).
INDUSTRIE
principali: metalmeccanica, aeronautica, navale, automobilistica, tessile, calzaturiera, alimentare, chimica, turistica.
RISORSE
minerarie: ferro, manganese, fosfati, uranio, oro, diamanti, eccetera. Riserve di petrolio greggio: 5 miliardi di barili.
FORZE DI LAVORO:
Servizi, 42%; agricoltura, 31%; industria, 27%.
TRASPORTI:
31.000 km di ferrovie - 1.504.041 km di strade, tra cui l'autostrada panamericana, km 6225. Vie navigabili interne: km 52.000. Aeroporti per voli di linea: 120.

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