Presidente della Triennale dalla fine del 2003, in questi cinque anni Davide Rampello ha lavorato per dare un nuovo volto a questa importante istituzione milanese, così come per farla crescere: ecco allora la nascita del Triennale Design Museum, così come, due anni fa, della Triennale Bovisa. L'impegno sul territorio, inoltre, si accompagna alla volontà di portare anche all'estero le eccellenze della creatività italiana, attraverso mostre itineranti, e grazie ai grandi eventi promossi presso la sede della Triennale a Tokyo.
Un impegno a 360 gradi.
Giudico fondamentale che un'istituzione come la Triennale, che si occupa dei "linguaggi della contemporaneità" – e in questi comprendo le arti contemporanee, l'architettura, il design – diventasse un concreto riferimento per il territorio, e soprattutto dialogasse maggiormente con i soggetti della ricerca – e quindi con il mondo dell'università – così come con i protagonisti dell'economia – con FieraMilano, con le Camere di Commercio, ma anche con le imprese. Inoltre, abbiamo lavorato affinché la Triennale acquisisse sempre più una propria anima, una propria riconoscibilità, fondamentale – e questo, a mio parere, dovrebbe valere per tutte le istituzioni culturali – perché non venisse meno alla propria funzione sociale, affinché potesse dialogare, confrontarsi con i cittadini. Senza contare che, se l'imperativo di questi ultimi anni è il cambiamento – cambiare il modo di vedere, di affrontare la realtà – solo unificando linguaggi diversi è possibile creare nuovi stimoli, nuove visioni. E la Triennale si propone proprio di seguire questa direzione.
La Triennale sarà quindi in prima linea anche in vista dell'Expo.
La Triennale ha partecipato attivamente al percorso per l'assegnazione a Milano dell'Expo, e ne sarà quindi uno dei protagonisti, partecipando direttamente alla progettazione di quelle che saranno le linee guida culturali di questo importante appuntamento.
Cosa c'è, invece, nel prossimo futuro della Triennale?
Un obiettivo importante sarà raggiunto l'anno prossimo, quando entreremo in possesso anche del teatro, che ci permetterà di ricomporre quella progettualità iniziale che era propria della Triennale: un Palazzo delle Arti a tutto tondo, in cui le arti figurative dialogano con le arti applicate, così come con l'architettura, con il teatro, con la musica. Nel 2011, invece, inaugureremo la Triennale Image, un centro internazionale che si occuperà di fotografia, web, televisione, pubblicità: linguaggi da cui non si può più prescindere. Stiamo lavorando attivamente anche sul fronte dell'internazionalizzazione. È infatti prevista per la fine del 2009 l'inaugurazione di una nuova sede della Triennale a Incheon, città costiera di due milioni e mezzo di abitanti che accoglie il porto e l'aeroporto di Seoul, uno dei punti nodali del Nord- Est asiatico.
Per quanto riguarda le mostre, può darci qualche anticipazione?
Come di consueto, apriremo il 2009 con il Salone del Mobile, per proseguire con una straordinaria mostra dedicata all'architetto Frank Gehry, curata da Germano Celant. Poi, in concomitanza con i cento anni del Futurismo, cureremo una grande mostra sull'architettura, il design e la grafica futurista. Infine, concluderemo il 2009 con un'eccezionale esposizione dedicata a Lucio Fontana, curata da Ester Coen. Per quanto riguarda la Bovisa, invece, stiamo lavorando a due importanti appuntamenti: una "experience exhibition" dedicata ai 40 anni di Woodstock, e una mostra dedicata a Dennis Hopper, il celebre regista di "Easy Riders".
