Dopo gli "Oggetti disobbedienti" di Giulio Iacchetti (27 maggio 28 giugno 2009), il Triennale Design Museum dą voce e spazio ad un altro giovane creativo, Dodo Arslan, a cui sarą dedicata la mostra prevista nel CreativeSet dall'8 luglio al 30 agosto 2009.
Armeno di origini ma milanese d'adozione, Dodo Arslan č stato selezionato da Taschen per "Design Now!", volume che raccoglie 90 tra designers e produttori leaders mondiali, e per "Design/Art Limited Editions", una completa ed aggiornata raccolta di pezzi di DesignArt realizzati da 70 designers internazionali.
Tra i riconoscimenti conferitigli, il premio Young&Design, il Mini Design Award, Pirelli Pzero Logo e l'Art Directors Club. I suoi prodotti sono stati esposti alla mostra "New Italian Design" alla Triennale di Milano, al Welltech Award presso il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, all'evento "Inside Art" presso la Fondazione Arnaldo Pomodoro ed all'Italian Design on Tour a New York, Las Vegas, Shanghai, Mumbai, Berlino e Londra. Ha tenuto corsi all'Istituto Europeo di Design (Milano, Torino, San Paolo), cosģ come alla Scuola Italiana di Design di Padova, alle Facoltą di Design di Boras e Vaxjo in Svezia e presso il Furniture Counsil del Cairo; a questi, si devono aggiungere i workshop intensivi in collaborazione con Chicco Artsana, Ikea, Firme di Vetro e Timberland.
Prima di fondare il suo studio, ha lavorato presso Studio & Partners (N. Bewick, M. De Lucchi, T. Fritze, E. Torri) per Deutsche Post, British American Tobacco e Zumtobel Staff, vincendo il premio Design Plus, e nello studio Continuum (Milano, Boston, Seoul) per Motorola, Hewlett Packard, Elan, Voelkl e Samsung, vincendo il Good Design Award ed il KIDA Grand Prize.
I "Fiori di Luce" di Maria Christina Hamel
"Con i suoi fiori di neon, i suoi totem di ceramica e le sue fontane allegramente colorate, si fa strada nel paesaggio variegato e composito del design italiano contemporaneo come espressione di un multiculturalismo e di un plurilinguismo che non sono mai causa di attrito o di contraddizione, quanto piuttosto esito sorridente e gioioso di una creativitą che sa sintetizzare alla perfezione tutte le diverse radici (indiane, viennesi, milanesi...) che la nutrono, approdando infine a una progettualitą sempre molto eccentrica, sorprendente e divertita".
Č in questi termini che la direttrice del Triennale Design Museum, Silvana Annicchiarico, parla di Maria Christina Hamel, protagonista, presso il Triennale Design Café fino al 12 luglio, della mostra "Fiori di Luce".
Nei lavori della Hamel emergono tracce di un nomadismo visivo che derivano dalla multiterritorialitą che č il tratto comune caratteristico sia della sua famiglia materna che di quella paterna: radici russe, austriache, italiane, influenze dell'India, dove la Hamel č nata e per un periodo ha vissuto, si mescolano e contribuiscono ad alimentare la creativitą dell'artista e il suo immaginario. Fra i riferimenti e le fonti della sua formazione e ispirazione, vi sono lo studio del Nuovo Realismo e della Secessione Viennese.
L'esperienza in Alchimia e la lunga collaborazione con Alessandro Mendini sono state per lei fondamentali, fornendole un rigoroso approccio metodologico da applicare ad ogni progetto, sia artistico che di design. Nelle sue sculture luminose, la luce si sprigiona in modo gioioso nell'ambiente, colorandolo e animandolo. In tutti i suoi progetti, Maria Christina Hamel affronta temi legati ad una trasposizione di un ideale mondo fantastico dentro a oggetti che accompagnano la vita quotidiana.
