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Speciale GERMANIA
Campione d’Europa
di Roberto Giardina - da Berlino
UN PAESE UBER ALLES - LE STRAORDINARIE PERFORMANCE ECONOMICHE DELLA REPUBBLICA FEDERALE

Splendida l'immagine della Germania che appare grazie ai Mondiali di calcio. Stadi avveniristici e funzionali, un'organizzazione curata senza quelle che vengono considerate le manie teutoniche. Un Paese ricco, orgoglioso, ma senza arroganza. Eppure, i Tedeschi nel profondo rimangono depressi e impauriti, come un malato in convalescenza che non vuole credere ai medici che lo invitano a lasciare il letto.

La Germania č in ripresa, sentenzia l'Economist, gli analisti internazionali sono sicuri che la macchina č ripartita, la lunga crisi č superata. Ma i Tedeschi si sono illusi troppe volte negli anni recenti, e temono che si tratti dell'ennesimo falso allarme. Nel primo trimestre del 2006, le principali industrie hanno raggiunto utili record, in certi casi hanno quasi raddoppiato il fatturato in rapporto allo stesso periodo dell'anno scorso. L'Allianz (assicurazioni) ha incrementato gli utili del 38%, da 1,3 a 1,8 miliardi di euro. La BMW nei primi tre mesi dell'anno ha guadagnato 948 milioni, con un plus dell'81%. Il bilancio č cresciuto "solo" dell'11% a 11,6 miliardi. "Il miglior trimestre di tutti i tempi", dichiara orgoglioso ad EconomyHelmut Panke, il capo della casa di Monaco. "Non c'č crisi per chi conosce i desideri dei clienti, e sa offrire prodotti che soddisfano le esigenze piś elevate". Il suo unico cruccio per il 2006 č di non poter soddisfare tutte le richieste per la nuova Mini: con 200mila unitą prodotte si č toccato il massimo e dovrą fermare le catene di montaggio per aumentare la produttivitą.

La Deutsche Bank, la prima banca tedesca, dichiara un aumento degli utili del 55%, a un miliardo e 710 milioni. Utili quasi raddoppiati anche per la concorrente Commerzbank, con un aumento dell'87% a 740 milioni. Le previsioni a Natale non andavano oltre i cento milioni. Va bene anche nell'editoria. La Bertelsmann ha incrementato il fatturato del 17,3% a 4,5 miliardi, e gli utili hanno toccato i 90 milioni, il doppio rispetto all'anno scorso.

Il trend fino a dicembre rimane pił che positivo. Un piccolo boom che, tuttavia, ha avuto un impatto bassissimo sull'occupazione. I disoccupati rimangono sempre intorno ai 5 milioni, ed č difficile che scendano in modo significativo nel prossimo futuro. Secondo il sondaggio compiuto dalla Manpower, societą di lavoro a tempo, su mille imprese il 14% vuole di nuovo assumere a tempo indeterminato, una percentuale bassa ma pur sempre doppia rispetto allo scorso autunno. Per Oliver Heilkaus, esperto del lavoro della DIHK (la Camera Industria e Commercio), "č stato compiuto il primo passo avanti da cinque anni. Se il Pil, come č possibile, dovesse aumentare del 2% nel 2006, si potrebbero creare 200mila nuovi posti di lavoro".

Una situazione che ha messo con le spalle al muro i sindacati. I dipendenti pubblici sono scesi in sciopero per nove settimane, i medici protestano in piazza contro i tagli alla sanitą, ma c'č poco margine per strappare aumenti. Gią ovunque sono in vigore contratti locali o aziendali che prevedono orari pił lunghi, senza straordinari, al di lą dei contratti nazionali. E non č un caso se gli iscritti al DGB, la federazione dei sindacati, dal 1995 ad oggi sono quasi dimezzati, da 11,8 milioni a 5,8.

I disoccupati reali sarebbero piś di quelli denunciati dalle statistiche. I senza lavoro sarebbero due o tre milioni di piś se venissero conteggiati i lavoratori occultati da misure sociali, dai lavori socialmente utili, agli incentivi per chi tenta una piccola attivitį in proprio, ai corsi pagati di riqualificazione professionale. Inoltre, sono 3 milioni i Tedeschi che, pur lavorando, vivono in povertą. Guadagnano un salario minimo ma che li mette al margine della societą.

Colpa delle statistiche, sostengono i responsabili politici. In Germania č considerato povero chi ha un reddito mensile pari alla metą della media nazionale di 2.400 euro. Ma 1.200 euro č una cifra che molti Europei potrebbero invidiare. E il costo della vita a Berlino non č poi piś alto che altrove, anzi č inferiore rispetto a Milano o Parigi. Il problema č che per certi lavori poco qualificati si finisce per ricevere poco piś di quanto garantisce l'assegno di disoccupazione, o l'assegno sociale (per una coppia). Meglio stare a casa, arrotondare con qualche lavoretto in nero, e lasciare il posto a un immigrato.

Questo č il motivo, insieme con la necessitį di risparmiare, che ha indotto il vecchio governo rossoverde a riformare drasticamente gli aiuti ai disoccupati. Una riforma sottoscritta anche dalla nuova Grosse Koalition di Frau Angela Merkel. Chi rimane a spasso troppo a lungo, non ha voglia di lavorare, e invece di ricevere l'assegno di disoccupazione (fino ad ieri pari all'80% dell'ultimo stipendio per un periodo di due anni), avrą diritto all'aiuto sociale di 352 euro, pił alloggio, uguale per tutti.

Ma soprattutto nell'ex Germania dell'Est, i posti semplicemente mancano: la disoccupazione sfiora il 20%, contro la media nazionale dell'11,5%, e supera il 50% per i giovani. A Berlino non esiste una banlieue come a Parigi, e proprio al centro, intorno ai grattacieli della Potsdamer Platz, una famiglia su tre vive in povertą.

I due terzi del boom d'inizio anno č dovuto alle esportazioni: l'export ha superato i 70 miliardi di euro, a marzo, con incremento del 17,7% rispetto a febbraio e del 4,6% rispetto all'anno scorso. Č il pił forte incremento dal 2000, superiore alla pił ottimistica previsione. Il Made in Germany torna a essere richiesto in particolare negli Stati Uniti, in Cina e negli altri Paesi dell'Asia. La Cancelliera Angela Merkel di ritorno dal viaggio a Pechino ha portato con sé un carnet fitto di ordinazioni.

Al contrario dell'Italia, i Tedeschi possono offrire prodotti ad alta tecnologia e dalla forte redditivitą. I Cinesi andranno da Shanghai a Pechino sul treno superveloce tedesco, che in Germania hanno rinunciato a realizzare perché troppo costoso. Il Made in Germany č in realtą e in gran parte un Made by Germany. Le societą spostano la produzione nei vicini Paesi dell'est Europa, dai costi di lavoro molto pił ridotti e dal sistema fiscale piu generoso. Il governo di Grosse Koalition ha votato a maggio la piś "crudele stangata di tutti i tempi", come scrive il popolare Bild Zeitung. I Tedeschi, da qui al 2009, dovranno versare 65 miliardi di euro di tasse in piś.

Secondo Frau Bundeskanzlerin (come viene definita sui giornali popolari la Cancelliera), i Tedeschi sono consapevoli che i sacrifici sono inevitabili. "Basta saper guardare al futuro con il giusto spirito, come negli anni del dopoguerra, quando i nostri padri ebbero fiducia, anche se non c'era alcuna ragione di essere ottimisti. E noi invece qualcuna ne abbiamo", continua a ripetere in ogni intervista. Nel 1954, la svolta venne dalla vittoria inaspettata ai mondiali di Berna, contro il Wunderteam ungherese. Frau Angela, che non ama il calcio, č convinta che i Mondiali porteranno bene alla nuova Germania.

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