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čItalia numero 13, Gennaio-Febbraio 2002
Calabria un BALCONE tra due mari
di Gianluigi Bertolini


Nei suoi 15.080 kmq, in Calabria č possibile trovare qualsiasi tipo di paesaggio e di territorio, tanto da poter azzardare un paragone con la ricchezza naturale di uno Stato. Un territorio ritagliato tra il mar Tirreno ad ovest, lo Jonio a est e lo stretto di Messina a sud con al centro un vero e proprio polmone verde. Dici Calabria e pensi al suo mare limpido e trasparente, alle calette di Capo Vaticano, alle spiaggette esclusive di Coppanello, alla splendida Scilla, alle Rocche di Le Castella o di Roseto Capo Spulico.

Ma la Calabria non č solo mare e gli 800 chilometri delle sue coste racchiudono montagne e foreste maestose, fiumane ed ampie vallate, dal Pollino alla Sila, dalle Serre all'Aspromonte. Una Regione unica, magica, dove una natura generosa e incontaminata ha disegnato paesaggi e scenari di incommensurabile bellezza all'interno dei quali appaiono, come incastonate, preziose testimonianze di una storia antichissima. A volte si tratta di vere e proprie opere d'arte, altre di rappresentative architetture delle culture e dei popoli che da sempre si sono avvicendati su questo territorio.

La Calabria, infatti, č terra di antichissima civiltą mediterranea, č il luogo primigenio da cui deriva il nome dell'intera nostra penisola. Italia, infatti, fu da principio la Calabria in onore del suo re, Italo. Molte testimonianze vanno dalla preistoria agli insediamenti dei Bruzi, popolo autoctono, fino alla grande epopea della Magna Grecia. Di queste epoche, fondamentali per la storia e la cultura europea, la Calabria conserva ancora segni visibili importanti, per esempio, negli scavi di Sibari, di Roccelletta di Borgia, di Locri nei vari musei. Romani, Goti Longobardi, Bizantini, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, fino ai Borboni, hanno lasciato in terra bruzia testimonianze architettoniche di grande rilevanza culturale artistica.

La Calabria č stata, quindi, un vero e proprio "ponte" per diverse culture, una terra di passaggio, e per questo esposta ad assalti ed invasioni, a dominazioni e a grandi moti di ribellione e di libertą. Si tratta di fasi storiche che hanno lasciato impronte indelebili nella vita e nella cultura della Calabria, incidendo in modo ancora tangibile nella stessa organizzazione urbanistica degli abitati. Tutto ciņ, č sicuramente un viaggio affascinante nella storia dell'uomo.

Il patrimonio artistico della Calabria rispecchia le vicissitudini storiche della Regione. Si tratta di un patrimonio ricchissimo che molto spesso ha sede nei piccoli centri, testimonianza di una vita culturale plurimillenaria. Edifici da manuale di Storia dell'Arte, sculture, bassorilievi, opere d'arte di vario tipo e fattura, testimoniano lo splendore della civiltą magnogreca e i periodi seguenti della civiltą calabra. Di grandissima importanza le pitture di ogni scuola e di tanti secoli custoditi nei musei e nelle chiese, un patrimonio, questo, considerato tra i pił consistenti del nostro paese. Dalla maestositą dei Bronzi di Riace, ormai noti in tutto il mondo, alle tele di Mattia Preti, alla preziositą dei cori lignei e delle statue che ornano le chiese, alla stessa architettura minore risalente ai vari periodi storici, la Calabria č in grado di offrire al visitatore, ma anche allo studioso pił esigente, un grande itinerario artistico unico nel suo genere.

Al patrimonio artistico si intreccia una tradizione artigianale ancora viva e palpitante nei piccoli centri collinari e montani. Dalla ceramica alla scultura in legno, dagli oggetti di rame ai filati, la regione calabra, č capace di stupire per la fantasia e la ricchezza di una cultura materiale di grandissimo pregio.

Come gran parte delle regioni italiane, anche la Calabria, in ogni caso, non la si puņ godere attraverso una descrizione sia essa molto sommaria, come la nostra, sia essa pił lunga. La Calabria va vissuta: nelle sue tradizioni e nel suo modo d'essere. La Calabria č sopratutto un immenso bene ambientale paesaggistico e culturale per l'Italia e per il mondo.

La storia dei bronzi di Riace

Due atleti? Due guerrieri? Oppure due barbuti eroi figli di Zeus o di Apollo? Le pił varie ipotesi su quali fossero i personaggi reali cui erano ispirati i bronzi di Riace sono fiorite fin dal 1972, quando il giovane subacqueo Stefano Mariottini ritrovņ le due statue al largo di Marina di Riace. Ora l'enigma ha trovato una risposta convincente grazie agli studi di Paolo Moreno, docente di Archeologia e Storia dell'arte greca e romana, all'universitą di Roma Tre. Il bronzo A, detto anche "il giovane", potrebbe rappresentare Tideo, un feroce eroe proveniente dall'Etolia, figlio del dio Ares (o del re Eneo) e protetto di Atena. Il bronzo B, detto "il vecchio", raffigurerebbe invece Anfiarao, un profeta guerriero. Entrambi parteciparono alla mitica spedizione della cittą di Argo contro Tebe, e Anfiarao aveva persino profetizzato la propria morte sotto le mura di Tebe, e la disastrosa conclusione dell'avventura. Oltre ad aver identificato i due personaggi, Moreno ha individuato gli artefici delle statue e trovato l'originale collocazione dei due pezzi. "Mi ha aiutato il restauro, -dice Moreno-. Le statue, infatti erano piene di terra, la cosiddetta 'terra di fusione', che, impregnata da secoli di salsedine, stava mangiandosi le statue dall'interno. Analizzando la terra cosģ estratta, si č scoperto che quella del bronzo B proveniva dall'Atene di 2500 anni fa, mentre quella del bronzo A apparteneva alla pianura dove sorgeva la cittą di Argo, pił o meno nello stesso periodo. E, soprattutto, si č scoperto che le statue furono fabbricate con il metodo della fusione diretta, poco usato perché non consentiva errori quando si versava il bronzo fuso, infatti, il modello originale era perduto per sempre". La provenienza geografica e la tecnica usata hanno convinto Moreno che l'autore del "giovane" fosse Agelada, uno scultore di Argo che, a metą del V secolo a. C., lavorava nel santuario greco di Delfi e nel Peloponneso. Infatti Tideo assomiglia moltissimo alle decorazioni del tempio di Zeus a Olimpia. Quanto al vecchio, i risultati dell'analisi hanno confermato l'ipotesi dell'archeologo greco Geņrghios Dontąs: a scolpirlo fu Alcamene, nato sull'isola di Lemno, che pare avesse ricevuto la cittadinanza ateniese per i suoi meriti d'artista. Resta un ultimo enigma. Come hanno fatto i due bronzi superstiti ad arrivare nel mare della Calabria? "All'inizio si ipotizzņ che i due bronzi fossero stati gettati in mare dall'equipaggio di una nave in difficoltą per il mare grosso afferma Moreno-. Ma nelle campagne di rilevamento successive si ritrovņ un pezzo di chiglia appartenuta a una nave romana di etą imperiale". Si notņ inoltre che le due statue erano state trovate vicine e affiancate, cosa impossibile anche se fossero state gettate in mare contemporaneamente. Il ritrovamento sembra invece tipico di uno scafo di una nave naufragata, disfatta nei secoli a causa delle forti correnti e dell'acqua marina.

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